serpente di bronzo innalzato da Mosè

Ci viene insegnato di chiedere in preghiera, al Signore, conferma e comprensione delle parole dei nostri profetiUna volta ricevutele, dobbiamo trovare il modo di agire in base a ciò che ci è stato confermato. 

Il presidente Boyd K. Packer nel 1983, durante la conferenza di aprile, ci ha insegnato quanto segue: “I Santi degli Ultimi Giorni sono obbedienti perché conoscono alcune verità spirituali e hanno deciso, come espressione del proprio libero arbitrio, di obbedire ai comandamenti di Dio”.

Due principi per seguire il Profeta

Alcuni lottano con la dottrina della fallibilità e la responsabilità dei membri di imparare per se stessi. Altri lottano con il modo di gestire fedelmente il loro rapporto personale con la Chiesa quando sono in disaccordo con le sue posizioni pubbliche.

Per far fronte a queste lotte bisogna gestire, allo stesso tempo, due aspetti. In primo luogo vi è la richiesta di sostenere i nostri dirigenti. Questo principio è alla base dell’idea che ci porta a seguire il profeta.

In secondo luogo dobbiamo imparare a conoscere, da noi stessi, che il corso che stiamo seguendo è quello corretto per la nostra vita. Tra le prime cose che i missionari insegnano ai membri c’è il bisogno di pregare per ottenere una rivelazione personale.

Il conflitto nasce quando vi è una distinzione tra ciò che sentiamo essere giusto e ciò che il profeta ci ha chiesto di fare.

Che cosa significa sostenere il profeta?

Sostenere il profeta significa sostenere due ruoli importanti:

1) Detentore delle chiavi del sacerdozio.

Dobbiamo aiutare il profeta nel suo ruolo di detentore delle chiavi del sacerdozio, utile a governare il processo delle alleanze ed assicurarsi che il sacerdozio venga usato correttamente.

Nel loro ruolo di controllori del potere delle chiavi del sacerdozio, non abbiamo bisogno di preoccuparci che essi portino la Chiesa fuori strada.

L’organizzazione del ministero apostolico e la prima presidenza aiutano a garantire che uomini fedeli, maturi, messi alla prova e collaudati saranno coinvolti nella supervisione dell’uso delle chiavi.

Questi dirigenti aiutano a garantire che le ordinanze di salvezza vengano eseguite come indicato nella Scrittura, secondo i requisiti prescritti. Essi si assicurano che, come popolo dell’alleanza, il processo e il potere dell’alleanza stessa vengano preservati.

2) Maestro di Giustizia.

Noi li sosteniamo nel loro ruolo di maestri di giustizia.

Nel loro ruolo di maestri di giustizia, i nostri dirigenti promuovono questi insegnamenti progettati per ricondurci al Padre celeste. Essi si basano sulle Scritture, sugli insegnamenti dei profeti precedenti, sul loro ragionamento e sulla loro esperienza.

Essi cercano ispirazione da Dio, per adempiere a tale responsabilità e ricevono la rivelazione, di tempo in tempo, che chiarisce, amplifica o addirittura cambia gli insegnamenti precedenti.

L’ispirazione che ricevono è filtrata attraverso la propria ragione ed esperienza. Come tali, essi possono aiutarci nella nostra capacità di vivere meglio la volontà del nostro Padre celeste, pur non essendo perfetti nei loro sforzi per farlo.

A volte i dirigenti possono affidarsi troppo alla propria esperienza o agli insegnamenti degli altri. Questo potrebbe essere il caso nel quale vengano ripudiati gli sforzi fatti poiché fuorvianti e tali da giustificare un divieto del sacerdozio.

Devo essere d’accordo con tutto quello che il Profeta e gli Apostoli dicono, per sostenerli?

12 apostoli

Alcuni suggeriscono che i Santi degli Ultimi Giorni devono “ascoltare ogni parola che il presidente della Chiesa dice e, poi, smettere di pensare”. Questa è falsa dottrina. Si tratta di una perversione, nel seguire il profeta.

Joseph Smith insegnò: “Un profeta è solo un profeta quando agisce come tale”. Secondo Dottrina e Alleanze questo avviene quando “essi devono parlare sospinti dallo Spirito Santo” (DeA 68:3-4).

Ma se il profeta non è mosso dallo Spirito Santo, le sue parole sono solo sue e ha il diritto di sbagliare. Joseph Smith lo ha detto, Brigham Young lo ha detto, John Taylor lo ha detto, Bruce R. McConkie lo ha detto e così hanno fatto numerosi altri.

Il piano di Dio è quello di renderci come Lui. Questo obiettivo non può assolutamente essere realizzato senza che ognuno di noi venga guidato personalmente da Dio.

I profeti ci mostrano (ad esempio in Alma 13) come guardare a Cristo. Guardiamo ai profeti e, facendo quello che fanno – seguendoli – impariamo  a guardare a Cristo, a diventare profeti di noi stessi e, poi, diventare come Dio.

Per esempio, Brigham Young ha detto:

“Come facciamo a sapere che i capi di questo popolo insegnano la verità? Per rivelazione. Cosa vi ha dato prova che questo lavoro è vero? Non è lo spirito di rivelazione che poggiava su di voi?

Lasciate che tutte le persone siano ferventi nella preghiera, fino a che non conoscano le cose di Dio per se stessi e diventino certe che stanno camminando nella via che conduce alla vita eterna”.

L’idea di seguire le parole del profeta piuttosto che seguire l’esempio dei profeti e di diventare un profeta per se stessi, viene sostenuta da più di 180 anni di insegnamenti dei profeti.

Cosa devo fare quando sono in disaccordo con il Profeta o gli Apostoli?

sostenere il profeta

E’ proprio perché i nostri dirigenti possono sbagliare che abbiamo bisogno di essere profeti per noi stessi. Questo ci assicura che siamo in grado sia di seguirli e sostenerli correttamente, sia di fare il bene.

Allora che cosa facciamo quando un insegnamento di un dirigente non coincide con il nostro ragionamento, la nostra esperienza o addirittura la nostra rivelazione personale?

1) Siate umili. Suggerisco un terzo principio, l’umiltà, la quale richiede che prima di mettere in discussione il dirigente, mettiamo in discussione noi stessi. Essere un buon seguace è più importante per la nostra esaltazione che è essere un buon dirigente.

L’obbedienza è il primo principio del cielo. Obbedendo ai principi eterni abbiamo il potere di diventare e fare ciò che Dio è e fa. L’umiltà ci permette di rimuovere il nostro pregiudizio dall’equazione e, quindi, diventare seguaci migliori.

Quindi la nostra prima reazione dovrebbe essere quella di mettere in discussione noi stessi, prima che il profeta. Come per gli apostoli durante l’ultima cena, quando impararono che uno di loro avrebbe tradito il Salvatore, dovremmo chiederci: “Signore, sono io?”

Dovremmo fare come Nefi e cercare di ottenere la stessa ispirazione del profeta per eliminare il conflitto che stiamo vivendo. Se riceviamo una conferma che corregge il nostro errore all’interno di noi stessi, allora il problema è risolto.

2) Dare le priorità.

Se non risolviamo il problema in questo modo, allora abbiamo bisogno di esaminare in primo luogo l’importanza della questione e determinare se vi sia davvero la necessità di risolvere il problema una volta per tutte. Alcuni problemi sono di maggiore importanza rispetto ad altri.

Se il problema non ha conseguenze eterne, anche se ha un impatto sulla felicità temporanea nostra o di altri, dobbiamo decidere se abbiamo la responsabilità di dire o fare qualsiasi cosa.

In molti casi, il problema probabilmente non è di tale importanza da giustificare qualsiasi azione da parte nostra e dobbiamo semplicemente sostenere i nostri dirigenti e la nostra capacità di obbedire, seguendo le loro decisioni.

Questi tipi di problemi si verificano spesso a livello locale. Possono riguardare le chiamate, le politiche adottate, gli orari delle riunioni, i confini del rione o anche alcune determinate pratiche.

In questi casi abbiamo bisogno di pensare a ciò che è più importante: cercare di correggere l’errore percepito o essere un buon seguace?

Considerate inoltre come la vostra decisione potrebbe influire sulla fiducia che gli altri hanno nel dirigente e nella sua efficacia. In molti, se non nella maggior parte dei casi, la cosa migliore è semplicemente quella di ‘seguire’.

In alcuni casi, i problemi potrebbero essere maggiori e la scelta su come procedere può determinare non solo se stiamo sostenendo i nostri dirigenti, ma anche se stiamo lavorando attivamente contro di loro!

Quindi, supponiamo che il problema sia un problema significativo e la nostra ricerca interiore ci abbia comunque lasciato con la coscienza in disaccordo con un dirigente. Cosa facciamo?

3) Pregare.

pregando in chiesa

Se il problema non è legato al corretto esercizio delle chiavi, iniziamo chiedendo al Signore, pregando che Egli ispiri il dirigente nel risolvere il problema, pur mantenendo la disponibilità ad accettare la volontà del Signore, se il problema non venisse corretto come noi speriamo. In questo processo, dobbiamo mantenere la nostra umiltà.

Se ci viene chiesto qualcosa privatamente sulla questione, da parte di un dirigente, dovremmo sentirci liberi di dare il miglior consiglio sul problema. Ma dobbiamo comunque essere disposti a seguirlo, anche se il nostro consiglio non venisse preso in considerazione.

Se la risoluzione del problema viene lasciata alla discrezione del singolo, allora siamo liberi di agire come meglio crediamo. Questo è il caso di alcune posizioni che la Chiesa prende da un punto di vista civico, come l’emendamento per i diritti civili, il matrimonio gay, l’immigrazione o la legalizzazione delle droghe, solo per citarne alcuni.

Se il problema ha a che fare con l’esercizio delle chiavi, la nostra unica possibilità è la preghiera fervente e un colloquio privato con i dirigenti stessi.

Alla fine, non importa se siamo d’accordo o in disaccordo con i profeti su un dato problema. Non è nostro dovere essere d’accordo o in disaccordo con i profeti.

E’ nostro dovere studiare la questione nella nostra mente, poi metterci in ginocchio e chiedere al Signore in preghiera. Con il digiuno. Fino a quando non riceviamo una risposta o fino a quando non ci arrendiamo.

Se rinunciamo, allora possiamo supporre che il Signore vuole che siamo più umili davanti a Lui, prima di rispondere alle nostre domande.

Possiamo ricevere risposte diverse. Il Signore potrebbe essere d’accordo con quello che abbiamo concluso con lo studio o potrebbe respingerlo. Egli potrebbe anche dirci che il nostro studio è stato incompleto e che abbiamo bisogno di fare di più.

4) Parlare.

Ciò che dovrebbe essere evitato, se non nelle circostanze più estreme, è l’opposizione pubblica alla Chiesa come abbiamo visto accadere occasionalmente con degli individui che perdono, poi, la loro adesione.

Queste istanze di pressione pubblica trasformano un processo di rivelazione in una questione politica, cercando di forzare un dirigente a piegarsi alle pressioni esterne piuttosto che a seguire una luce interna.

Questo è in contrasto con l’ordine del cielo, dove non vige la regola della maggioranza, ma dove la prima regola da seguire è quella che arriva da chi governa dall’alto.

Quindi, anche se la nostra coscienza personale non è d’accordo, abbiamo il dovere di far sentire la nostra influenza privatamente. In questo modo, anche noi conserviamo tutti i più importanti principi di umiltà, in modo da poter effettivamente essere governati dall’alto.

Brigham Young ha detto quanto segue:

“Non è la cosa giusta per nessuno, correggere chiunque sia superiore, ma chiedere al Padre nel nome di Gesù di tenerlo lontano dal diffondere falsi principi. Io sono venuto a conoscenza molte volte di aver predicato in modo sbagliato”.

Quindi, se siete in disaccordo con i fratelli su un determinato argomento, non è un problema. Ma parlarne pubblicamente, lo è.

Alla fondatrice di Ordain Women (associazione per ordinare le donne al sacerdozio) è stato insegnato, dal suo presidente di palo:

“E’ importante che tu capisca che non è necessario cambiare il tuo pensiero o le domande che hai nella tua mente, per quanto riguarda l’ordinazione delle donne, ma è necessario farne una questione privata e lavorarci con il vescovo o il presidente di ramo”.

Il profeta del signore

Se, per caso, il problema è di così grave importanza che la comunicazione privata è impraticabile, allora abbiamo una decisione molto difficile da prendere. Le dichiarazioni pubbliche in opposizione alla Chiesa devono essere tenute solo in quelle rare volte in cui Dio stesso ci comanda di farlo.

E’ difficile immaginare una circostanza in cui questo possa verificarsi e che ne vengano escluse la Prima Presidenza e il Quorum degli Apostoli. Supponendo che il Signore vi abbia detto che siete nel giusto, nell’andare contro ciò che dice un dirigente della Chiesa, siate consapevoli delle norme presenti in Dottrina e Alleanze sezione 28.

Solo il presidente della Chiesa riceve rivelazioni per la Chiesa nel suo insieme. Se riceve una rivelazione, questo ancora non significa che sia dottrina della Chiesa!

La rivelazione deve superare la prova del “comune accordo”, il che significa che la Prima Presidenza, il Quorum dei Dodici e il Quorum dei Settanta devono essere d’accordo che questa rivelazione sia dottrina.

Poi bisogna votare alla conferenza generale sulla questione e, se il risultato è positivo, la nuova rivelazione viene aggiunta alle opere canoniche e diventa ufficiale come dottrina vincolante della chiesa. La Sala stampa Mormone ha recentemente chiarito:

“Non ogni affermazione fatta da un dirigente della Chiesa, passato o presente, costituisce necessariamente la dottrina… I singoli membri sono incoraggiati ad impegnarsi in modo indipendente per ricevere la propria conferma spirituale sulla veridicità della dottrina della Chiesa”.

Dottrina e Alleanze sezione 50 insegna lo stesso principio:

“Colui che riceve la parola mediante lo Spirito di verità la riceve com’essa è predicata dallo Spirito di verità? Colui che predica e colui che riceve si comprendono l’un l’altro ed entrambi sono edificati e gioiscono insieme”.

Se per caso la Prima Presidenza e il Quorum dei Dodici vanno fuori strada e cominciano a cambiare le alleanze o ci insegnano ad adorare dei falsi dei o a comportarci in diretto contrasto con la rettitudine morale (si pensi ai sacerdoti di re Noè) allora, e solo allora, potrebbe essere appropriato, per noi, parlare, a condizione che Dio voglia che lo facciamo.

Su questo argomento Brigham Young aggiunge:

“Se doveste ricevere una visione o una rivelazione dall’Onnipotente… ma non la rivelaste poiché non siete la persona adatta a farlo… dovreste mantenere il segreto come una tomba. Il Signore non ha fiducia in coloro che rivelano segreti, perché non può tranquillamente rivelare se stesso a tali persone”.

Quando dobbiamo parlare, possiamo usare la reazione di Nefi come esempio quando Lehi si lamentava del suo arco rotto. Nefi non castiga suo padre ma piuttosto lo sostiene come capo, chiedendogli dove andare a cercare della carne.

Nefi ha rafforzato il ruolo di Lehi non opponendosi a lui, ma sottomettendosi. In quasi tutte le circostanze, sarebbe saggio fare lo stesso.

Come faccio a non concordare senza diventare apostata?

Prima visione di Joseph SmithMolti anni fa, l’anziano George Q. Cannon ha insegnato: “Anche se un uomo può onestamente differire dal giudizio delle autorità… deve essere estremamente attento a come si comporta, in relazione a tali differenze”.

Se siete in accordo con alcuni che si oppongono pubblicamente alla Chiesa, chiedetevi se partecipate attivamente alle loro azioni.

State cercando di promuovere la loro causa e diminuire l’influenza dei nostri dirigenti? Se lo fate, allora potreste essere davvero in una posizione pericolosa.

In caso contrario, e se vivete semplicemente secondo la vostra coscienza, dovreste sentirvi tranquilli perché siete su un terreno più sicuro.

L’apostasia è un’opposizione attiva ed aperta alla Chiesa, che cerca di minare i nostri dirigenti. Il disaccordo privato, quando rimane privato e sostenuto dalle preghiere, è d’altra parte una forma di sostegno dei nostri dirigenti e può essere un atto di fedeltà.

La diversità di opinione e di pensiero è sana per una chiesa che crede nella rivelazione continua. Ma la diversità deve essere accolta nel quadro che il Signore ha stabilito.

A volte, siamo pronti a fare affidamento sulle nostre idee, soprattutto quando le influenze culturali sembrano così convincenti. Ci dimentichiamo che i profeti sono chiamati a “vedere lontano” su determinate cose che possono essere rivelate solo ad un’autorità.

I seguaci non conducono. I dirigenti conducono. Sono quelli che dicono “questa è la direzione verso la quale dobbiamo andare” quando il mondo intorno a loro indica un’altra strada.

Non devono cambiare le decisioni della folla, ma opporvisi quando la folla andrebbe fuori strada. Il lavoro dei dirigenti è quello di correggerci, non di essere corretti da noi.

Se non riescono, essi risponderanno di come compiono il loro ruolo di dirigenti, così come noi avremo modo di rispondere su come portiamo avanti il nostro ruolo di seguaci.

Non dovremmo avere alcun problema a seguire un capo imperfetto, a condizione di essere i migliori seguaci che possiamo essere. Alla fine, possiamo avere fiducia che il Signore renderà giusto tutto quello che, come esseri umani, abbiamo sbagliato, se abbiamo agito come meglio potevamo con i principi che ci sono stati dati.

Anche Adamo ed Eva, che avevano ricevuto principi apparentemente opposti da seguire, hanno fatto le scelte migliori che potevano fare e Dio ha dato un Salvatore per compensare la differenza. Possiamo avere fede che Egli farà lo stesso con noi.

Questo articolo è pubblicato sul sito mormonhub.com ed è stato tradotto da Cinzia Galasso.

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Cinzia Galasso

Cinzia è un'impiegata ed una traduttrice. Ha una laurea in Scienze dell'Educazione e ha anche insegnato, per un paio di anni, a bambini della scuola materna, un lavoro che ha amato molto. E' stata un'insegnante nelle classi della Società di Soccorso, delle Giovani Donne e dell'Istituto. Ha molti interessi: patchwork, quilling, oli essenziali. Le piace prendersi cura di sè con soluzioni naturali. E' vegana e ama gli animali e la natura ed è fermamente convinta che le creazioni di Dio siano sacre. E' una volontaria dell'ENPA, un'associazione italiana, per la protezione degli animali ed è anche un membro di Greenpeace e del WWF. Ama passare il tempo con la sua famiglia e i suoi amici. Ama il vangelo di Gesù Cristo e sa che le famiglie sono eterne.

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