Malattie MentaliLa malattia mentale, nelle sue varie cause, forme e manifestazioni, si colloca ai primi posti in qualsiasi elenco di disturbi che tormentano l’umanità.

Nella sua pubblicazione “L’onere globale della malattia”, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stimato, ad esempio, che una forma di malattia mentale, la depressione, fosse il quarto più importante problema sanitario registrato nel mondo, nei paesi in via di sviluppo, nel 1990.

L’OMS prevede che nel 2020 la depressione verrà considerata come il problema sanitario numero uno in quella parte del globo.

Se aggiungiamo agli enormi oneri derivanti dalla depressione a quelli che arrivano da tutti gli altri tipi e manifestazioni di malattia mentale sia nei paesi sviluppati, che nei paesi in via di sviluppo, è chiaro che questi disturbi abbiano un enorme effetto sulle vittime, sulle loro famiglie, sugli amici e sui loro vicini.

E sulla società in generale.

Molti miti ed idee sbagliate sulla causa, sul corso e sul trattamento della malattia mentale, sono purtroppo riscontrabili tra i Santi degli Ultimi Giorni, come lo sono tra il grande pubblico. Questi atteggiamenti nocivi e distruttivi includono i punti che seguono:

Tutta la malattia mentale è causata dal peccato

In molti casi i pensieri, le azioni ed i sentimenti aberranti derivano dalle malattie mentali e non dai peccati. Essi provengono dalle malattie mentali, non dalle trasgressioni.

Non sono un modo di Dio per punire il peccatore. Supporre che lo siano non solo è semplicistico, ma anche contrario agli insegnamenti della Chiesa di Cristo.

La verità è che molti fedeli Santi degli Ultimi Giorni che vivono i comandamenti ed onorano le loro alleanze, sperimentano delle lotte personali con la malattia mentale o sono tenuti ad aver a che fare con essa, forse per lunghi periodi di tempo, con l’intenso dolore e la sofferenza di familiari moralmente giusti e mentalmente malati.

Coloro che sono coinvolti spesso sopportano il dolore, l’ansia e gli oneri che ne derivano senza l’amorevole accettazione o la comprensione da parte degli altri.

Vi assicuro che i dirigenti della Chiesa non sono in alcun modo esenti dall’onere della malattia mentale, siano essi vittime o persone che se ne prendono cura o che abbiano membri della famiglia o amici malati.

Legata all’idea che la malattia mentale sia causata dal peccato, c’è la nozione altrettanto falsa che se si vive come si deve, non ci saranno problemi. La vita, per voi, sarà la proverbiale “ciotola di ciliegie”: dopo tutto “gli uomini sono, affinché possano avere gioia” (2 Nefi 2:25) e se state seguendo i comandamenti potete ragionevolmente aspettarvi di essere gioiosi per tutta la vita.

In effetti, Dio ve lo deve o così potreste pensare. Ma avreste torto.

La vita non funziona in questo modo. Senza alcuna opposizione, l’avanzamento spirituale non sarebbe possibile, senza la miseria non può esserci la gioia. Tragedia, dolore, afflizione: tutto fa parte del vivere.

Ed è una benedizione che ci siano, anche se spesso abbiamo difficoltà a capire perché sia così. Attraverso la grazia di un padre amorevole in cielo, il cui scopo è portare i Suoi figli a Lui, nessuno di noi è esente da lacrime e dolori. Tutti i figli di Dio possono aspettarsi di sperimentarli.

Qualcuno è colpevole per la malattia mentale

Strettamente legato al mito che la malattia mentale sia causata dal peccato, c’è l’altrettanto pericolosa idea che qualcuno sia colpevole per essa.

È, suppongo, una tendenza umana comune incolpare gli altri o sé stessi per qualunque cosa vada storta nella vita.

Molte vittime di malattie mentali sono emotivamente stressate dai loro ripetuti tentativi inutili di ricordare qualcosa che loro, i loro genitori o qualcun altro hanno fatto una volta, da qualche parte e che ha portato alla terribile sofferenza che sono costretti a sopportare.

Molto spesso, privi di una comprensione sulle cause della malattia mentale, le vittime si accusano e non sono in grado di liberarsi dei terribili sentimenti, anche se indefiniti, che li portano a pensare che, in qualche modo, essi stessi siano la causa del loro male, anche quando non è così.

I genitori, i coniugi o altri familiari di persone mentalmente malate, troppo spesso si arrovellano inutilmente cercando di determinare dove abbiano sbagliato.

Essi pregano di continuo per avere il perdono, quando non ci sono prove obiettive che essi abbiano davvero fatto qualcosa per cui essere perdonati.

Possono cercare di parlare con Dio, offrendo qualcosa, anche la propria vita, se solo Egli “curerà” il loro amato figlio o membro della famiglia. Naturalmente, nella grande maggioranza dei casi, nessuna di queste cose funziona, per la semplice ragione che i pensieri e il comportamento della vittima derivano dai processi della malattia, che non sono causati dalle azioni degli altri, incluso Dio.

Coloro che giocano il “gioco della colpa” con sé stesso, credendo che la loro malattia mentale sia in qualche modo colpa loro, quasi inevitabilmente finiscono per provare intensi, anche se ingiustificati, sentimenti di colpa e vergogna. “E se il mio vescovo lo scoprisse?” chiese una donna che prendeva il Prozac per la depressione.

Era spaventata e piena di sensi di colpa per ciò che ella considerava essere un comportamento vergognoso o debole. Pensò, nella sua confusione, che in qualche modo le mancasse la fede.

Aveva spesso pregato di guarire dalla sua depressione e quando le sue preghiere non avevano ricevuto la risposta che ella desiderava, si era convinta che fosse una prova della divina disapprovazione dovuta alla sua mancanza di fede e che meritava di ricevere solo quello che aveva.

L’attribuzione della colpa della malattia mentale provoca sofferenze inutili per tutti gli interessati e richiede tempo ed energie che verrebbero meglio utilizzati in altri modi: cercare di ottenere una valutazione completa ed una corretta diagnosi della malattia implica il comprenderne le cause, l’apprendere tecniche comportamentali e cognitive che sono parte del processo di guarigione e ricevere i farmaci adeguati che aiutino a controllare il disturbo, invertendo i cambiamenti chimici risultanti.

Se le vittime, le persone a loro care e tutti noi riuscissimo a comprendere meglio la malattia mentale, la pazienza, il perdono e l’empatia andrebbero a sostituire la negazione, la rabbia e il rifiuto.

Tutto quello di cui hanno bisogno le persone malate mentalmente è una benedizione del sacerdozio

Sono un grande sostenitore delle benedizioni del sacerdozio. So, da molte esperienze personali, che esse sono un bene inestimabile.

So anche che la guarigione finale e completa della malattia mentale o di qualsiasi altra malattia proviene dalla fede in Gesù Cristo.

In tutte le circostanze, nella malattia e nella salute, in tempi e momenti cattivi, la nostra vita migliorerà e diventerà più ricca e più tranquilla se ci rivolgiamo a Lui.

Tuttavia, senza in alcun modo denigrare il ruolo unico delle benedizioni del sacerdozio, posso suggerire che i dirigenti ecclesiastici siano dirigenti spirituali e non dovrebbero aspettarsi di occupare il ruolo dei professionisti della salute mentale.

Quasi tutti questi dirigenti non dispongono delle competenze professionali e della formazione per affrontare efficacemente le malattie mentali profonde e dovrebbero consigliare di cercare un’assistenza professionale competente per coloro che ne hanno bisogno.

Ricordate che Dio ci ha dato il sapere e delle tecnologie meravigliose che possono aiutarci a superare problemi gravi come la malattia mentale.

Proprio come non esiteremmo a consultare un medico per problemi come il cancro, le malattie cardiache o il diabete, così non dovremmo esitare nel richiedere assistenza medica e professionale adeguata nel trattare la malattia mentale.

Quando si chiede questa assistenza, dobbiamo prestare attenzione a garantire, per quanto possibile, che il professionista sanitario interessato segua pratiche e procedure compatibili con i principi del vangelo.

Le persone malate mentalmente non dispongono di forza di volontà

Ci sono alcune persone che, nella loro mancanza di comprensione e di empatia, credono erroneamente che i malati di mente abbiano solo bisogno di “uscirne fuori”, “mostrare un po’ di spina dorsale” e “mettersi in riga!”.

Purtroppo, tali suggerimenti non funzionano. Il fatto è che le persone gravemente malate mentalmente non possono semplicemente usare la volontà per uscire dalla situazione in cui si trovano.

Essi hanno bisogno di aiuto, di incoraggiamento, di comprensione e di amore.

Chiunque abbia mai assistito all’incredibile, quasi insopportabile dolore di un attacco di panico sa bene che nessuno soffrisse in quel modo se fosse necessario mostrare solo un po’ di forza di volontà.

Nessuno che abbia assistito alla tristezza quasi indescrivibile di una persona gravemente depressa, che forse non riesce neanche ad alzarsi dal letto, che piange tutto il giorno, che si ritira nell’apatia senza speranza o che cerca di uccidersi, penserebbe per un attimo che la malattia mentale sia solo un problema di volontà.

Nessuno che abbia assistito alle bizzarre delusioni e alle allucinazioni spaventose di uno schizofrenico potrebbe mai pensare che un po’ di forza di volontà sia tutto quello che serve per ripristinare la salute della persona malata.

Noi non diciamo alle persone che hanno malattie cardiache o cancro: “Oh, cresci e superalo”. Né dovremmo trattare i malati mentali in modi così incomprensibili ed inutili.

Quanto detto finora non vuole suggerire in alcun modo che tutte le persone che hanno una malattia mentale siano vittime impotenti, non in grado di aiutarsi. In molti casi, i malati possono fare qualcosa per aiutarsi e devono essere incoraggiati a farlo.

Le persone malate mentalmente sono pericolose e devono essere fermate

Rapporti mediatici sensazionali, grossolani, imprecisi ed incompleti hanno fatto nascere delle idee stereotipate sui malati di mente, vedendoli come violenti e pericolosi per gli altri e per sé stessi.

La verità è che la stragrande maggioranza delle persone che ha una malattia mentale non è violenta. La grande maggioranza dei crimini di violenza non sono commessi da persone che sono malate mentalmente, nel senso generalmente accettato del termine.

Nei casi relativamente pochi in cui i malati di mente diventano violenti, l’incidente è tipicamente provocato dalle stesse cause che si trovano tra le persone normali, come la paura delle minacce o gli effetti di droghe o di alcool o di entrambi.

Come tutti gli altri, i malati di mente che ricevono un trattamento adeguato hanno il potenziale di lavorare a qualsiasi livello in qualsiasi ambito commerciale o professionale, a seconda delle loro capacità, talenti, esperienza e motivazione.

Non ho difficoltà a menzionare, ad esempio, Mike Wallace del programma televisivo della CBS “60 Minuti”, che ha avuto diversi attacchi di grave depressione, ma con un adeguato trattamento ha continuato a vivere una buona vita ed è diventato un giornalista distinto.

Allo stesso modo, Tipper Gore, moglie dell’ex vice presidente Al Gore, ha lottato con successo contro la depressione e ha scelto con coraggio di parlare dei suoi problemi pubblicamente.

La malattia mentale non colpisce bambini e giovani

Come è stato osservato dall’Associazione Nazionale per la Salute Mentale (“Stigma: costruire consapevolezza e comprensione”), la verità è che circa sei milioni di giovani, in America, soffrono di una malattia mentale che disturba gravemente il loro comportamento a casa, a scuola o nella comunità.

La maggior parte dei ragazzi che si suicida è profondamente depressa e la maggior parte dei genitori non ha riconosciuto quella depressione fino a che non sia stato troppo tardi. Ripeto: nessuno è immune dalla malattia mentale.

Qualunque sia la causa, la malattia mentale non è curabile

Come accennato, negli ultimi 40 anni sono stati sviluppati numerosi farmaci efficaci contro una o più forme di malattia mentale, dall’industria farmaceutica multinazionale.

Questi potenti prodotti hanno dimostrato di avere un valore inestimabile per milioni di persone.

Non che siano perfetti o lavorino in modo efficace e specifico in ogni caso, ma i progressi della ricerca sulla chimica, sulla fisiologia e sulla funzione dei neurotrasmettitori chimici nel cervello stanno accelerando il giorno in cui i medici avranno a disposizione dei farmaci efficaci e specifici per correggere la lesione o le lesioni biochimiche interessate e senza gli effetti collaterali deleteri che troppo spesso limitano l’efficacia della terapia oggi.

Fortunatamente, ci sono un certo numero di strumenti che possono essere utilizzati nel trattamento di forme acute o addirittura croniche di malattie mentali (come la psicoterapia, la meditazione, la riduzione dello stress, l’esercizio fisico regolare, l’alimentazione sana, il mantenimento di un diario della gratitudine ecc.).

Tragicamente, i miti che circondano la malattia mentale ostacolano la comprensione e promuovono i preconcetti, i pregiudizi e la stigmatizzazione sociale contro coloro che soffrono di questo grave problema.

A volte, gli individui gravati dalle malattie mentali possono vittimizzare sé stessi credendo a questi miti, intensificando ulteriormente la loro disperazione. Superare questi miti richiede la loro sostituzione con la verità e con una prospettiva corretta. Con la conoscenza e la comprensione arriva l’amore, l’accettazione e l’empatia.

Queste cose aumentano la capacità di supportare e promuovere la speranza. Possa Dio benedirci facendoci amare tutti i Suoi figli, senza abbandonare nessuno, sopportando gli oneri degli altri e sollevandoli, rafforzandoli e asciugando le lacrime di coloro che soffrono e provano dolore e sofferenza.

Questo articolo è stato scritto da Alexander B. Morrison e pubblicato sul sito ldsliving.com. Questo articolo è stato tradotto da Cinzia Galasso.

Questo articolo è stato originariamente scritto da [nome dell’autore] ed è stato pubblicato su ldsliving.com, intitolato 7 Dangerous Myths We Tell Ourselves About Mental Illness. Italiano ©2017 LDS Living, A Division of Deseret Book Company | English ©2017 LDS Living, A Division of Deseret Book Company

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Cinzia Galasso

Cinzia è un'impiegata ed una traduttrice. Ha una laurea in Scienze dell'Educazione e ha anche insegnato, per un paio di anni, a bambini della scuola materna, un lavoro che ha amato molto. E' stata un'insegnante nelle classi della Società di Soccorso, delle Giovani Donne e dell'Istituto. Ha molti interessi: patchwork, quilling, oli essenziali. Le piace prendersi cura di sè con soluzioni naturali. E' vegana e ama gli animali e la natura ed è fermamente convinta che le creazioni di Dio siano sacre. E' una volontaria dell'ENPA, un'associazione italiana, per la protezione degli animali ed è anche un membro di Greenpeace e del WWF. Ama passare il tempo con la sua famiglia e i suoi amici. Ama il vangelo di Gesù Cristo e sa che le famiglie sono eterne.

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